A 3 anni ho imparato a leggere e la parola scritta è stata la mia prima ossessione. 

Ho scoperto subito che oltre a quello che vedevo c’erano infiniti mondi e infinite porte da aprire. 

Ci sono libri che ti cullano, ti guariscono, ti tengono per mano, altri che spalancano voragini.

Mi buttavo incantesimi sugli occhi e cercavo, tanto, una porta dove essere ammessa senza essere cacciata indietro.

Cercavo, in fin dei conti, di non svegliarmi.

 

Poi ho cominciato a scrivere. Senza respiro. E’ stato come un contagio.

Avevo una predilezione per la poesia e la prosa poetica, i versi affilati, le metafore capaci di arrivarti come colpi di pistola.

Scrivevo sui Moleskine, sui quaderni stropicciati, sulle cartoline, sui fogli ad anelli e pure sulle tovaglie di carta.

Perdevo tempo dietro ogni cosa capace di un incantesimo anche breve. Amavo i clown, i vagabondi, i matti, gli aquiloni, i carillon.

Mi sono iscritta a Lettere Moderne più per destino che per scelta. 

 

All’Università mi sono imbattuta nel teatro, o meglio, mi ha attraversato. 

Quei mondi, in cui da sempre cercavo di entrare, potevano essere reali. Potevi creare tu cattedrali di luce e abitarle. 

Qui e ora. Non solo sotto le palpebre.

Andavo alle prove prima degli altri per poter vedere da sola il palco vuoto e e la sua attesa silenziosa.

In quel perimetro di assi e polvere e silenzio mi sono sentita a casa. Per la prima volta.

Volevo creare personaggi in grado di varcare la soglia, capaci di essere vivi attraverso il corpo degli attori.

 

La parola scritta su carta non mi bastava più. Pareva un fotogramma sbiadito.

Ho cominciato a studiare l’immagine e il racconto per immagini, dalle sue fondamenta, dal singolo scatto.

Guardavo nel mirino nel tentativo di spogliare le cose e rivelarle senza la traduzione della parola.

Mi sono saturata gli occhi con migliaia di luoghi, volti, esistenze, atmosfere cercando la bellezza per poi restituirla.

A volte la realtà mi ha presa alla sprovvista e mi ha abbagliata.

 

Ho l’urgenza di esserci, ovunque si alzi un sipario. L’urgenza di raccontare e lasciare le orme della bellezza che vedo, come passi di bambina sulla neve.

Il racconto per immagini è diventato il mio lavoro. In ogni forma, ogni variante.

Presto il mio sguardo che da sempre e per sempre cerco di affilare e in cambio ora, anche quando ho gli occhi aperti, vedo sempre incantesimi.

Non svegliatemi.

 

 

Eliana Manca

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Eliana Manca

" Il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c'è e trovarlo "  Ennio Flaiano

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